LA MONTAGNA DISINCANTATA

La montagna.

C’è chi la ama, chi la odia, chi la teme. Chi adora l’aria pura, il silenzio, l’isolamento, la natura, e chi si sente schiacciato tra quelle rocce incombenti. C’è chi adora i piccoli borghi alla fine di un tornante, il fuoco del camino, il cielo limpido,e chi soffre lontano dall’ asfalto della città.

Un manipolo di autori volenterosi ha scelto Vidiciatico, sull’ appennino bolognese, come luogo di isolamento e ispirazione per scrivere dei racconti proprio su questo tema: la montagna.

Da un weekend in albergo, sotto la guida degli scrittori Gianluca Morozzi e Maria Silvia Avanzato, sono nate tante idee diverse, tanti spunti e trame. Racconti noir, racconti di viaggio, racconti di passione, amore e morte, racconti umoristici e racconti grotteschi, con la sensazione che lassù, riparati alla vista del mondo da tutta quella roccia, ogni cosa possa accadere.

Concludono l’antologia due racconti degli stessi Gianluca Morozzi e Maria Silvia Avanzato, un autore che ha il terrore dei monti e un’autrice che i monti li ama, come due facce della stessa medaglia.

PROSSIMA PRESENTAZIONE

Prefazione

di Maria Silvia Avanzato

Sono stata seriamente tentata di frugare nella catasta di copertine che da anni riposano qui, a casa mia, incastrate nell’ eterna illusione di spazio della libreria disegnata da me. L’ho disegnata io, questa libreria. Un ex fidanzato ingegnere con troppo tempo libero e la tenera intraprendenza di chi non può stupirti con doti di oratore, l’ha realizzata per me misurando al millimetro ogni scaffale. È un sogno – e un mobile – del tutto insufficiente, mia nonna continua a ficcare nell’ incastro di libri le cose che ha già letto o quelle che non le piacciono. A volte dice «Diamo tutto ai poveri» come se “i poveri” volessero ricevere scatoloni pieni di storie che abbiamo dimenticato. Un po’ io, un po’ lei, anno dopo anno, abbiamo lanciato i nostri libri meno importanti nel pegno d’amore di una libreria che perde viti. Mi sarebbe piaciuto ricorrere a qualche esempio ripescato da questi scaffali, una montagna come quella che King ha sussurrato all’ orecchio di un Paul Sheldon terrorizzato, quella che Ethel Lina White ha catturato dal finestrino di un treno, o magari sfilare dal cilindro qualcosa di altisonante: Der Zauberberg, Thomas Mann, l’esperienza soffocante di un luogo collocato da qualche parte, in Svizzera. Il peso del respiro. Eppure non c’è volume che io possa sfogliare, non c’è storia di montagna che si avvicini nemmeno vagamente a quella di molti illustri sconosciuti uniti in un’impresa. Perché alla base del libro che abbiamo realizzato c’è la semplice intesa di alcune persone arrivate tutte alla stessa ora nella stessa pensione di montagna,come novelli ospiti di un signor Owen rimasto in disparte. Con valige e giubbotti troppo pesanti per quelle due giornate di sole imprevisto, con la paura del freddo, i nostri cani, la musica per il viaggio, gli ospedali dove siamo stati, le case che vorremmo restaurare, gli affetti da salutare per telefono, gli ultimi momenti delle nostre mamme, i primi momenti delle nostre figlie. Un gruppo riunito in una sala, rinfrancato dal pranzo di una montagna che ai miei occhi sarà sempre questo: la tana dove trovare castagne e mirtilli, il luogo dove dormire sotto coperte spesse, la terra dove affondo le mie radici, quella che prima ti morde con il suo vento ghiacciato e poi ti chiede scusa con le prime foglie rosse e dorate fra i rami. Gli autori di questa antologia hanno raggiunto il silenzio di quella montagna e il brusio delle proprie voci narranti, hanno passeggiato sotto alberi scuri e dormito al centro della tempesta di idee, si sono svegliati con l’ispirazione  addosso o sono andati a cercarla in un bar deserto alle sei del mattino. Ma ognuno di loro, con esemplare fiducia, ha saputo raccontare ombre e cieli schiariti di un posto che lasciandoci liberi, ci ha a suo modo tenuti prigionieri. È dunque questa la lieta prigionia pensosa di coloro che si incontrano e interrogano, svuotando valige e spolverando ricordi,confrontando opinioni a pranzo o camminando vicini per un breve tratto di sentiero, dividendo letti e impressioni, soffiando vita fra le pagine di un libro che non va a caccia di approvazione con la ricercatezza degli esempi che un prefatore potrà recuperare in una libreria del “già visto, già letto, forse non più necessario”. Si inaugura invece, con disarmante semplicità, un lavoro di minuziosa raccolta di umanità: impressioni, interiorità e pensieri di chi ha condiviso quel pranzo, quel sentiero, quella montagna. Per due giorni di bellezza incorruttibile. Con la volontà, per una volta, di non essere scrittori ma osservatori attenti di orizzonti così vasti da sembrare spaventosi a chi li guarda da lontano.Con l’intento di mettere su carta storie autentiche, storie salve e lontane dal baccano dei libri che prima o poi lasceremo alla polvere.

Racconti di:

Maria Silvia Avanzato – Katia Belli  – Matteo Bernardini – Stefano Bonazzi – Paolo Capponi – Rosa Silvia Fortunato – Maria Antonietta Fuiano – Antonio Koch – Michel Minghetti – Gianluca Morozzi – Grazia Negrini – Giovanni Odino – Silvia Rossi

 

Questa voce è stata pubblicata in EVENTI e contrassegnata con , , , , , . Contrassegna il permalink.

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>